Venerdì 4 aprile 2025, alle 17, con il concerto dell’Ensemble “Giorgio Bernasconi”, diretto da Wilson Hermanto, si chiude il ciclo I Concerti dell’Accademia al Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini” del Teatro alla Scala.
Per gli allievi dell’Accademia il concerto rappresenta un’occasione preziosa per affrontare una letteratura raramente eseguita durante il periodo di formazione. L’Ensemble “Giorgio Bernasconi”, che deve il proprio nome al direttore che ha contribuito alla sua creazione nel 2008 e che dal 2012 si avvale del coordinamento artistico di Marco Angius, è infatti un originale progetto didattico che permette ai giovani che frequentano il biennale Corso di perfezionamento per professori d’orchestra dell’Accademia di avvicinarsi da un lato al Novecento storico, con l’esecuzione di capisaldi della letteratura moderna, e dall’altro alle ricerche musicali più interessanti e significative dei compositori di oggi.
Il programma si apre con Il canto del silenzio di Simonide Braconi. È lo stesso autore, prima viola del Teatro alla Scala a descrivere il pezzo:
“Concepito durante il lockdown del 2020, Il canto del silenzio per viola ed archi vede la luce e la prima esecuzione l’anno successivo. Attraverso il suono ombroso della viola il brano racconta i momenti salienti del periodo pandemico ed è dedicato a tutte le vittime di questo terribile evento.
La partitura inizia con una singola nota dei contrabbassi e si sviluppa fino all’esplosione che rappresenta la diffusione del virus. Dopo un momento di frenesia ed incredulità affidato alla viola sola arriva il vero protagonista: il silenzio, interrotto solo dal suono delle ambulanze. Segue il canto del dolore. E ancora: la ricerca sfrenata di una soluzione da parte dell’intera umanità, la rabbia e la disperazione nei giorni della pandemia, spezzata improvvisamente dalle note gravi ed insistenti dei contrabbassi a rappresentare l’ineluttabilità del destino, la cui voce sovrasta ogni umano affanno. Lentamente ritorna il canto del dolore, eseguito dalla viola solista, avvolto dal mistero della fede, rappresentato dal suono fermo e acuto di violini e viole con sordina; una sorta di preghiera, unico appiglio contro le avversità del fato”.
Segue il Concerto in Re per orchestra d’archi di Igor’ Stravinskij, scritto nel 1946 negli Stati Uniti (dove ormai il compositore russo si era stabilito da quasi dieci anni), su commissione di Paul Sacher per celebrare il ventesimo anniversario della sua Orchestra da Camera di Basilea. Sacher, noto mecenate e direttore d'orchestra, desiderava un pezzo che mettesse in risalto le qualità della sua orchestra. La prima esecuzione del concerto avvenne a Basilea nel 1947, con lo stesso Sacher alla direzione. Dal punto di vista stilistico, il concerto si inserisce nel periodo neoclassico di Stravinskij, ma si distingue per un approccio più astratto e ritmicamente spigoloso rispetto ad altre opere dello stesso periodo. Nonostante l'apparente leggerezza e il "puro divertimento" dell'opera, emergono occasionalmente ambiguità e ombre, che anticipano le successive opere teatrali e vocali di Stravinskij.
Il programma si chiude con il Kammerkonzert che Alban Berg compose tra il 1923 e il 1925, dedicandolo al suo maestro Arnold Schönberg in occasione del cinquantesimo compleanno: “un piccolo monumento a un’amicizia ormai ventennale” si legge nella lettera aperta che accompagnava l’opera, celebrando il legame fra i due ed Anton Webern. Scritto per pianoforte, violino e 13 strumenti a fiato, il Kammerkonzert è un intricato labirinto di giochi musicali e simbolismi nascosti, dove le iniziali dei tre compositori si trasformano in temi musicali e i numeri assumono significati esoterici. La struttura è un'opera di ingegneria musicale, con tre movimenti che si intrecciano e si riflettono l'uno nell'altro, creando un'esperienza sonora ricca di contrasti e sfumature. Al pianoforte Magdalene Ho, giovane pianista malese considerata fra le più promettenti della sua generazione, e al violino Francesco Manara, spalla dell’Orchestra del Teatro alla Scala, solista di fama internazionale e fra i docenti di punta della scuola scaligera.
Wilson Hermanto, acclamato per la sua profonda musicalità e naturale autorevolezza, è il Direttore Ospite Principale dei Cameristi della Scala dal 2017. Nella stagione 2024-25, tra le molte attività, debutta all'Elbphilharmonie con la Wiener Kammerorchester e registra un album CD con musiche di H.K. Gruber, Eötvös e B.A. Zimmermann con la Sinfonia Varsovia.
Ha diretto orchestre di rilievo internazionale come la London Philharmonic Orchestra, la Cleveland Orchestra, l'Orchestre national de Lyon, ecc. Dal 2022 è Co-Direttore Artistico del festival Vevey Spring Classic in Svizzera e ha collaborato con solisti come Lang Lang, Maxim Vengerov, ecc. Nato in Indonesia, ha studiato violino al Peabody Conservatory of Music e direzione d'orchestra alla Manhattan School of Music, sotto l’egida di Sixten Ehrling, mentore di Sir Colin Davis, e ha studiato anche con Carlo Maria Giulini e Pierre Boulez.
L’Ensemble ritroverà Wilson Hermanto in Svizzera, nell’ambito del Vevey Spring Classic Festival, in cui gli allievi si esibiranno in due concerti il 15 e 16 maggio.
Si ringrazia
Foto (c) Kaupo Kikkas
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